Call for papers
DEMOCRAZIE ARMATE
CALL FOR PAPERS – ICONOCRAZIA V. 1 N. 31 (2027)
Uno dei cardini dell'ordine politico moderno è il carattere bifronte dell'autorità pubblica nella garanzia della sicurezza: da un lato, la difesa della comunità dalle minacce interne, rappresentate da coloro che infrangono il patto politico e l'ordinamento giuridico; dall'altro, la difesa dalle minacce esterne provenienti da altri Stati o attori che mettono in discussione la sovranità e il principio di non interferenza.
Questa duplice funzione accomuna tutte le forme di organizzazione politica. Democrazie, regimi autoritari e sistemi totalitari hanno infatti affidato tali compiti, rispettivamente, alle forze dell'ordine e alle forze armate. Ciò che distingue i diversi regimi non è dunque l'esistenza di apparati coercitivi, bensì le modalità, i limiti e le finalità entro cui essi operano: l'esercizio della forza entro o al di fuori dello Stato di diritto; la sua giustificazione in termini difensivi oppure espansionistici; il rapporto tra repressione e inclusione sociale; il grado di controllo democratico sugli apparati della sicurezza; la tutela dei diritti fondamentali e delle libertà civili.
Alla luce di questa distinzione, il tema del riarmo delle democrazie contemporanee assume una particolare rilevanza teorica. Le democrazie, infatti, non sono mai state ‘disarmate’: la capacità di esercitare la forza costituisce da sempre una componente della sovranità moderna. Tuttavia, negli ultimi anni, esse stanno attraversando una fase caratterizzata da un significativo incremento delle spese militari, dalla ridefinizione delle priorità strategiche, dalla rinnovata centralità della deterrenza e della difesa, dall'accelerazione degli investimenti tecnologici in ambito militare e dalla ridefinizione degli equilibri geopolitici.
L'interrogativo che ne deriva non riguarda dunque semplicemente il riarmo in sé, né autorizza automaticamente a interpretarlo come sintomo di una deriva antidemocratica. La questione consiste piuttosto nel comprendere se, e in quale misura, queste trasformazioni stiano modificando la forma stessa delle democrazie contemporanee. Quali conseguenze produce un consistente incremento delle risorse destinate alla difesa sugli equilibri istituzionali, sulle culture politiche, sulle priorità pubbliche, sul rapporto tra sicurezza e libertà, tra cittadinanza e conflitto, tra welfare e warfare? Si tratta di mutamenti prevalentemente quantitativi o stanno dando luogo anche a trasformazioni qualitative dei regimi democratici?
È a partire da questi interrogativi che Iconocrazia dedica un numero monografico al tema ‘Democrazie armate’, invitando studiose e studiosi di filosofia politica, scienze sociali, storia, relazioni internazionali, diritto e discipline affini a riflettere su una questione classica della modernità che
torna oggi al centro del dibattito pubblico: come cambia una democrazia quando muta il ruolo assunto dalla forza militare, dalla sicurezza e dalla guerra nella definizione delle sue priorità politiche?
Saranno accolti con interesse contributi che analizzino tali trasformazioni da una prospettiva teorica, storica o empirica, sia nel loro insieme sia attraverso specifici casi di studio. A questo scopo, i seguenti temi sono proposti come spunti di riflessione, in un elenco che non intende essere esaustivo: ritorno della sicurezza nazionale e ridefinizione del rapporto tra sicurezza, libertà e diritti; trasformazioni del ruolo degli apparati della sicurezza e della difesa nello Stato democratico; riarmo e processi di formazione dei gruppi dirigenti; costruzione del nemico, processi di legittimazione della guerra e articolazione delle istanze pacifiste; economia politica del riarmo e rapporti tra capitalismo e forma statuale; produzione del sapere e rapporti tra ricerca, mercato e potere; algoritmi, intelligenza artificiale e ridefinizione del warfare; ridefinizione dell'ordine internazionale tra diritto, deterrenza e nuovi equilibri geopolitici; rapporti tra riarmo, deterrenza ed escalation dei conflitti.
I contributi – redatti in italiano, inglese, francese o spagnolo – dovranno essere predisposti utilizzando il template della rivista e nel rispetto delle relative linee redazionali. La lunghezza massima è fissata in 40.000 battute (spazi, note e bibliografia inclusi). Ogni contributo dovrà essere corredato da un abstract in italiano e in inglese (massimo 1.000 battute ciascuno) e da 5 keywords. Al fine di garantire l'anonimato della procedura di valutazione, gli autori sono tenuti a rimuovere dal file tutti i metadati e ogni altro elemento idoneo a consentirne l'identificazione. I contributi dovranno essere inviati all'indirizzo e-mail info@iconocrazia.it entro il 20 aprile 2027.
ARMED DEMOCRACIES
CALL FOR PAPERS – ICONOCRAZIA V. 1 N. 31 (2027)
One of the defining features of the modern political order is the dual role of public authority in the provision of security. On the one hand, political communities are protected against internal threats posed by those who violate the political compact and the legal order; on the other, they are defended against external threats arising from other states or actors that challenge sovereignty and the principle of non-interference.
This dual function is common to all forms of political organisation. Democracies, authoritarian regimes and totalitarian systems alike have entrusted these tasks, respectively, to law-enforcement agencies and the armed forces. What distinguishes political regimes, therefore, is not the existence of coercive institutions as such, but the conditions under which they operate, the limits placed upon them, and the purposes they serve: whether force is exercised within or beyond the rule of law; whether it is justified in defensive or expansionist terms; how repression relates to social inclusion; the extent of democratic oversight over security institutions; and the degree to which fundamental rights and civil liberties are protected.
Against this background, the rearmament of contemporary democracies raises a set of particularly significant theoretical questions. Democracies have, of course, never been ‘disarmed’: the capacity to exercise coercive force has always been an integral dimension of modern sovereignty. In recent years, however, many democratic states have entered a phase marked by substantial increases in military expenditure, the reordering of strategic priorities, the renewed centrality of deterrence and defence, accelerated technological investment in the military domain, and a broader reconfiguration of geopolitical balances.
The central issue, therefore, is not rearmament in itself, nor should rearmament automatically be read as evidence of democratic regression. The more pressing question is whether, and to what extent, these developments are reshaping the very form of contemporary democracy. What effects does a major expansion of defence expenditure have on institutional balances, political cultures and public priorities? How does it affect the relationship between security and liberty, citizenship and conflict, welfare and warfare? Are these developments primarily quantitative, or do they also entail qualitative transformations in democratic regimes?
Starting from these questions, Iconocrazia is devoting a special issue to the theme ‘Armed Democracies’. We invite scholars working in political philosophy, the social sciences, history, international relations, law and related fields to reconsider a classical problem of modern political
thought that has once again moved to the centre of public debate: how does democracy change when military force, security and war acquire a different place in the definition of political priorities?
We welcome theoretical, historical and empirical contributions addressing these transformations either in general terms or through specific case studies. Possible topics include, but are not limited to: the return of national security and the changing relationship between security, liberty and rights; transformations in the role of security and defence institutions within democratic states; rearmament and processes of political and elite formation; the construction of the enemy, the legitimation of war and the articulation of pacifist claims; the political economy of rearmament and the relationship between capitalism and state forms; the production of knowledge and the relationship between research, markets and power; algorithms, artificial intelligence and the transformation of warfare; the reconfiguration of the international order at the intersection of law, deterrence and emerging geopolitical balances; and the relationship between rearmament, deterrence and conflict escalation.
Submissions may be written in Italian, English, French or Spanish and must follow the journal’s template and editorial guidelines. Manuscripts should not exceed 40,000 characters, including spaces, footnotes and bibliography. Each submission must include an abstract in both Italian and English, of no more than 1,000 characters each, together with five keywords. To ensure the anonymity of the review process, authors must remove all identifying information from the manuscript file, including metadata and any other elements that could disclose their identity. Submissions should be sent to info@iconocrazia.it by 20 April 2027.

