A proposito della «langue fantôme» nella traduzione italiana di romanzi francesi dell’«extrême contemporain»

Marinella Termite

Abstract


Segno di appartenenza e di distanza, la langue fantôme appare come una forma di incompiutezza, di dissonanza, ma, nel resistere al mimetismo perfetto, si rivela valore aggiunto. Custode delle origini nell’adattamento a una realtà vissuta collettivamente sul piano storico, sociale, culturale, questo trop smaschera forme di rottura e insiste sulla diversificazione delle percezioni. Lo studio prende in esame alcune situazioni problematiche per valutare quanto la langue fantôme condizioni l’impatto di alcuni romanzi francesi dell’extrême contemporain con il mondo culturale italiano. Il diverso interesse editoriale per i registri linguistici di Faïza Guène e di Pierre Autin- Grenier, le particolari scelte dei titoli di Ollivier Pourriol, di Michèle Desbordes, di Marie Nimier e i vincoli posti dalla complicità romanzesca nelle parole polisemiche di Tanguy Viel, di Jeanne Benameur e di Pierre Senges interrogano la specificità dell’atto traduttivo.

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